Poema in ottave in rima alternata d'un Cavaliere d'altri tempi
mercoledì 16 gennaio 2019
sabato 5 gennaio 2019
Le terzine del 'Capisco e non Capisco'
Capisco perché leggo e scrivo
non capisco perché lo faccio
quando gli inesorabili istanti divorano tutto
Capisco la rosa
Di grazia curata
Per poche ore di sole
Capisco l'orchidea
Di Venere divino altare
Inesauribile calice di piacere
Capisco il vento
Di Venere divino altare
Inesauribile calice di piacere
Capisco il vento
Quando alita leggero
Quando mugghia e sferza
Capisco la pioggia
Quando canta la sua ira
Quando sussurra la sua quiete
Capisco del gabbiano
Placido il batter d’ali
La grazia dei volteggi
Capisco d’ogni sguardo
La dolcezza della gioia
L’amaro cupo del dolore
Capisco l’animale uomo
Quando semina la vita
Non quando sparge la morte
Capisco la creatura donna
Che porta in grembo la vita
Della vita l’amore e l’amare
Capisco il pianto
Quando sorride per il vero
Quando finge per il falso
Capisco l’emozione
Che pensiero sublima lacrima
E stringe il petto e stordisce l’aria
Capisco la Poesia
Non del Bruto ma del Bello
Che dal nulla sublime nasce
Capisco la musica
Arcobaleno sonoro di un Dio
Che colora l’anima del cuore
Capisco la lontananza
Tutti sono lontani
Quand’anche sono vicini
Capisco la solitudine
Regina alata d’alto cielo
Tirannico Re d’antica natura
Capisco e non capisco
Se nel bacio e nell’abbraccio
Or nasconde il bene or il male
Se nasconde or il vero or il falso
Se cela l’odio o il tradimento
Se trama il perdono o la vendetta
Capisco e non capisco
Il tuo chiamarmi amore
Senza un bacio e una carezza
Capisco e non capisco l’amore
Motore che agita e ravviva la vita
Che uccide e resuscita la speranza
Capisco e non capisco la vita
Che s’affanna per durare
Che respira per non morire
Capisco e non capisco la morte
Instancabile ombra che cammina
Che l’istante oscura una sola volta
Non capisco l'odio e l'invidia
Sentimenti oscuri alle tre B:
Il Bello la Bellezza e la Bontà
Non capisco la felicità
Perché non la conosco
Ma capisco l'infelicità
Non capisco l'odio e l'invidia
Sentimenti oscuri alle tre B:
Il Bello la Bellezza e la Bontà
Non capisco la felicità
Perché non la conosco
Ma capisco l'infelicità
E tanto non capisco il nostro vivere
Di timore incertezza e ipocrisia
E capisco la tristezza del non vivere.
Ieri non capivo e pensavo di vivere
Oggi capisco che lavoro per non morire.
lunedì 24 dicembre 2018
Natale del piccolo Jonathan
"Nonno, giorni fa a scuola la maestra ha parlato della vista. Alla fine ha detto che gli occhi possono vedere tutto. Che nulla può nascondersi là dove si posa la vista."
"Brava la maestra Riiley. Anche se non è proprio cosi Jonathan. Gli occhi non possono vedere tutto.
Per esempio non possono vedere la musica, il suono, la poesia, il respiro, come non vedono il calore e il piacere. Altrettanto il rumore della pioggia, del vento, delle onde che frangono. Che dire poi del canto delle balene, del cinguettio degli uccelli e del mormorio del mare? Del tuonar di Giove Pluvio o di un maroso la sua furia? Ma sopratutto non vedono il vero agitarsi della vita: l'amore e le sue emozioni. Ecco piccolo Jonathan, di tutto ciò gli occhi non vedono che le relative manifestazioni del loro agire. Ad esempio un forte vento che colpisce una fragile canna e la spezza.
"Che cosa è l'amore nonno?"
"Domanda da forte capogiro figliolo. E tu non vuoi ch'io cada per questo, vero?"
"No di certo nonno."
Avrai tempo per sapere e conoscere dell'amore. Devi crescere qualche numero in più di scarpe, caro nipotino. Guarda lassù Jonathan. Lassù tu vedi un universo di corpi celesti. E lo vedi come lo vedono tutti gli occhi del mondo. Anche di coloro che un giorno ipotizzarono si sia formato da una scintilla chiamata Bing Bang: l’esplosione che generò l'universo. Ma l'attimo prima di quella indecifrabile esplosione, resta tutt'ora un mistero. E pure i misteri non si vedono. Ecco, così è l'amore."
"Allora nonno il mondo è forse cieco?"
"Non del tutto, ma in gran parte. Nei suoi limiti, all'uomo è stato concesso di vedere tutto il possibile materiale. Anche lontano. Guarda ancora lassù Jonathan. Quante stelle vedi brillare?"
"Tante nonno. Tante."
"Già. Tante. Eppure non possiamo vederle tutte. Sia per la loro magnitudine, sia per loro lontananza. A volte anche la più vicina. Come la faccia nascosta della luna."
"Magnitudine? Che cosa è nonno?"
"E' la misura convenzionale che determina la luminosità dei corpi celesti."
"Wow! Quante cose sai nonno. Comunque la luna non è una stella, vero?"
"Vero. Però splende ugualmente per grazia del sole. In questa notte chiara e profonda tu vedi ovunque il suo biancheggiare e non la sua vera luce. Così io vedo te e tu vedi me."
"Allora tu sei la luce nonno?"
"Come tu lo sei per me, caro Jonathan. Ora andiamo figliolo. La mamma ci chiama. Fra poche ore è Natale."
giovedì 13 dicembre 2018
Il Cavaliere d'altri tempi - VII e VIII - Canto
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venerdì 7 dicembre 2018
Il Cavaliere d'altri tempi - V e VI canto
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