venerdì 23 settembre 2016

Il suono della linea curva


Il suono della linea curva

 È notte inoltrata. Tutto intorno a me è silenzio. Nell'aria sibila leggero un respiro: il mio. Un respiro che sembra avere una sua vita. A poco a poco sento la mente disperdere nel nulla il fardello dei mille rumori e dei mille affanni del giorno. Così lentamente il pensiero si sveste del pesante abito dell’ipocrisia. Volitivo come l’armatura di un antico cavaliere, costruita con abilità da mani sapienti per tutte le stagioni. Un abito volubile, dove le tonalità di una ricca tavolozza di colori, fanno da sfondo a un’infinità di maschere che recitano le tante commedie della vita. Il pensiero si sveste, ammiccando un labile sorriso e cosciente che presto si troverà solo a dibattere con la sua intima voce. È notte e sono solo con me stesso, naufrago nel vasto oceano dell’anima, dove incerto vago fra le sue tormentate acque. Dove cerco  di afferrare sillabe su sillabe, per poterle unire in un intreccio fedele. Fatico a trovare le parole, che stentano a formarsi e a congiungersi, mentre la mia mano traccia nervosamente sulla carta monotone e insignificanti linee rette. Linee che si trovano e si lasciano, che si intrecciano e si perdono, per ritrovarsi e di nuovo perdersi. Un caotico groviglio che mi rammenta intricate vie di una città. Che mi ricorda affilate lame di spade e coltelli. Avvoltoi che si lanciano sulla preda. Il ferro del patibolo. L’odio, l’ingiustizia e il male. L’alto grattacielo del consumo. Il graffiante stridere di una porta come l’efferata mano della crudeltà. Le false tavole della legge. L’urlo silenzioso  della falsità. Il mortale proiettile che giunge al cuore. La fredda porta dell’indifferenza. Gli acuti angoli del dolore e della sofferenza. Il vuoto della solitudine senza amore. Il potere che divide, e l’orrore che semina il buio. Tutto questo è linea retta. Spigoli contro spigoli: il cinismo della disarmonia.
Ma io non amo le linee rette. Io amo la curva. Seni rotondi, ventri pensierosi, capelli al vento, la volta del cielo, le stelle, la luna, le nuvole, le onde del mare e il volo del gabbiano. E come le curve d’un sinuoso corpo di donna, amo gli orizzonti, la corolla del giglio, la coppa della voluttà. È una curva l’amore che trasforma l’incertezza in un incanto che avvolge, come il bacio una deliziosa svolta. Amo l’orchidea del mistero, petali di labbra che s’aprono al piacere. E tanto la carezza il tocco della seta. Io amo la curva. Arcobaleni senza fine, pioggia sulla pelle come lacrime sul viso. Labbra che si aprono come petali di un fiore. Il palpito del cuore come all’aurora il sorriso del sole. Il granello di sabbia e la vasta duna del deserto. È una tenera curva il parto della vita. È una grande curva la musica del cielo, quanto immenso è il canto della poesia. Ed è infinita curva, il soffio di una voce: la voce del Bello

Può tutto questo scaturire tracciando e ritracciando un semplice segno sulla carta? Perché no? È il suono che giunge dalla voce del Bello. Giunge come uno sguardo avvolto di dolcezza e tenerezza insieme. Un suono sentito, pensato. Immaginato, catturato, e plasmato di sole parole. Via via nei pensieri si delinea un corpo. E un volto. Un volto dove leggere la poesia in ogni sua piega. Un corpo, dove bagnarsi del suo fiore e cadere nella gola della vita. Un suono cristallino, che posso ascoltare anche se prigioniero di un fitto groviglio di segni. Dove emerge armonico. Quando tutto è racchiuso in un ineffabile segno rotondo. Una linea curva che vibra fra le frequenze di una infinita armonia: Il Bello. La Donna. Il Femminile. È così che io ho immaginato questa notte: il suono della linea curva.


giovedì 25 agosto 2016

Il muro


 forti e fragili
 in un muro di pietre
inviolabili dal tempo

 in ogni fessura
in ogni anfratto
in ogni nicchia

scolpito è della vita
  un incanto nascosto
che sussurra di noi

e tra una pietra e l’altra
respirano forti e fragili
i nostri passati segreti


mercoledì 10 agosto 2016

Se


se
t’avessi udito
gridare sottovoce
‘ti amo’
una volta soltanto
anche l’aria e il vento
avrebbero respirato l’emozione
se
avessi letto
una sola volta
anche s’uno straccio di carta
lontano dagli orgasmi
‘ti amo’
io t’avrei amata
invece
solo i sensi
di due corpi senz’anima


venerdì 8 luglio 2016

Al figlio



Al miglior amico si può dispiacere, a una madre si può recare dolore, ma non dispiacerle



Se pensi d’esser solo
quando ti trovi fra la gente
e una solitudine ti opprime

se pensi d'esser solo 
quando chiudi gli occhi 
e un buio ti opprime

quando il tuo cammino erra 
per strade conosciute
e un vuoto ti opprime

quando un progetto 
a lungo creduto si frantuma
e una disperazione ti opprime

quando tutto intorno a te 
s’agita e ravviva il mondo
e una speranza ti opprime

non sarai mai solo 
se riuscirai a pensare
come figlio alla madre

Se pensi d’esser solo
quando sai d’aver donato tanto 
per il poco ricevuto
e una tristezza ti opprime

quando senti d’aver perduto 
la più grande certezza
e un dubbio ti opprime

quando senti che l'amore
 ti ha tradito
e un dolore ti opprime

quando senti la gioia
 d’altri sulla tua pelle
e un sentimento ti opprime

quando senti le lacrime 
d’altri essere le tue
e un’angoscia ti opprime

quando senti tutti i sorrisi della terra 
in uno solo
e una felicità ti opprime

quando senti della vita il significato 
che giustifica ogni respiro
e una verità ti opprime

allora sentirai 
tutta l’emozione 
di tua madre per il figlio


martedì 5 luglio 2016

Andrò un giorno


Quando l'amore diventa Amare, le sue radici crescono come albero centenario, e qualsiasi           dubbio si dissolve in certezza


andrò sotto la sua finestra un giorno
per sentire il suo grido disperato
andrò sotto la sua finestra un giorno
e alto leverò il mio ultimo canto

andrò a immaginarla un giorno
sulla sua tomba che ornerò di fiori
andrò a vederla in  cielo un giorno
e tornerò a camminare coi suoi passi

i miei saranno i suoi
i suoi saranno i miei
insieme saranno i nostri
e non la lascerò mai più